Casa Prada: a Barcellona, un appartamento dove il colore fa la luce

Sarrià-Sant Gervasi è uno di quei quartieri più chic della città che racconta Barcellona senza urlare. Strade alberate, palazzi d’inizio Novecento, una quiete borghese che convive con la vivacità catalana. Qui Atelier Parasie, lo studio di progettazione catalano fondato dall’architetto francese Vincent Parasie, si trova una sfida: un appartamento di grande potenziale ma soffocato nella sua stessa pianta. Le stanze si susseguivano chiuse su se stesse, avare di finestre, restie a lasciar circolare la luce.

Photo / Charlotte Lajarín

La soluzione non arriva dall’esterno, ma dall’interno — letteralmente. La demolizione della parete divisoria tra cucina e soggiorno — con la conseguente ridistribuzione del layout planimetrico — ha cambiato tutto. Un gesto netto, che ha restituito respiro all’intero appartamento e creato quella continuità visiva capace di moltiplicare la percezione dello spazio. Un unico ostacolo si frapponeva a questa apertura: un camino condominiale, inamovibile e vincolante. Invece di aggirarlo, il progetto lo ha abbracciato, trasformandolo in un elemento d’arredo su misura che oggi divide — e unisce — le due zone con eleganza.

Photo / Charlotte Lajarín

Chi abita questo spazio non è un cliente qualunque. È un’artista e designer grafica, con una sensibilità visiva affinata nel tempo e una passione dichiarata per il colore. Un profilo che ha orientato ogni scelta progettuale, dai materiali alle finiture, fino alla palette cromatica che oggi definisce la personalità dell’appartamento.

Per la cucina e i bagni è stata costruita una gamma di toni morbidi e calibrati — bianchi caldi, ciprie tenue, sfumature che ricordano la luce del primo mattino. Non una scelta casuale, ma una strategia precisa: creare ambienti distinti, riconoscibili, capaci di vivere come stanze autonome pur facendo parte di un racconto unitario.

Photo / Charlotte Lajarín

Il colore non riempie lo spazio. Lo costruisce, lo definisce, lo abita prima ancora dei mobili.

Photo / Charlotte Lajarín

Photo / Charlotte Lajarín

Quando la luce naturale scarseggia, il progetto deve farsi carico di crearla con altri mezzi. Qui entra in gioco il trattamento delle superfici: finiture che catturano e rimandano la luce disponibile, tonalità chiare che amplificano ogni raggio, materiali scelti per la loro capacità di diventare fonti luminose secondarie. Il risultato è un appartamento che sembra più ampio, più aperto, più luminoso di quanto la sua pianta non consenta.

Il colore come architettura. La materia come luce.

Photo / Charlotte Lajarín

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Photo / Charlotte Lajarín

L’appartamento porta con sé i segni del tempo: soffitti alti, pavimenti originali, una struttura che parla di un’architettura consolidata. Il progetto non ha cercato di cancellare questa memoria, né di museificarla. Ha scelto invece un dialogo diretto, in cui il nuovo si affianca all’esistente con rispetto ma senza timidezza.

Il risultato è una casa che si sente autentica. Non una ricostruzione, non un catalogo di tendenze, ma uno spazio che appartiene a chi lo vive — e si vede. Ogni stanza racconta qualcosa della sua abitante: la curiosità per la forma, il piacere del colore, il gusto per una bellezza che non ha bisogno di spiegarsi.

Photo / Charlotte Lajarín

Photo / Charlotte Lajarín

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